Newspaper Interview with Agesilao Greco

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Dublin Core

Title

Newspaper Interview with Agesilao Greco

Subject

Periodical

Description

Interview with the Italian fencing master Agesilao Greco at 89 years of age. Maestro Greco recounts his beginnings at the Scuola Magistrale, athletic conditioning regime, health suggestions, time spent in Argentina, his various duels, and his desire to set up a museum.

Creator

Renzo Trionfera

Source

L'Europeo, January 23, 1955, p. 24-25.

Date

23 January 1955

Rights

© Fencing Arms & Artifacts

Format

40 x 29.8 cm (two leaves, separated from original)

Language

Italian

Type

Text

Identifier

2020.01.025

Text Item Type Metadata

Text

SALTA OGNI SPADA DI FRONTE AD AGESILAO GRECO
Uno dei suoi tre duelli fu tuttavia alla pistola, e all'ultimo sangue: per capire quest'uomo bisogna conoscere la storia cavalleresca d'Italia e di Francia

«Il segreto della mia eterna giovinezza? Semplice: basta dare un'occhiata agli attrezzi ginnici che, nella mia casa, sono sparpagliati un po' dovunque. Ecco: in salotto, nello studio, nella sala d'armi, in camera da letto...». Quando dice questo, il marchese Agesilao Greco, «una delle migliori lame del mondo», come lo chiamano da oltre mezzo secolo negli ambienti schermistici, sembra ripetere una lezione imparata a memoria. Un po' divertito, un po' seccato, egli soggiunge invariabilmente: «Non riesco a spiegarmi come mai un segreto che non è più un segreto continui ad esser considerato da tutti sempre e soltanto un se-greto. Pare un gioco di parole, ma non trovo espressione più efficace per rendere una precisa realtà. Vent'anni or sono, quando cioè raggiunsi il traguardo dei settanta, la gente cominciò a chiedermi, appunto, quale fosse il mio segreto. Fui pronto ed esauriente nelle risposte. Descrissi minuziosamente quel che mangiavo, precisai quante ore dormivo, e quante altre ne dedicavo allo sport, allo studio, agli svaghi. Non fui reticente neanche per quel che riguardava la mia vita galante. Ma, ad ogni successivo compleanno, le stesse persone tornarono a rivolgermi le identiche domande. Anzi, la schiera di coloro che volevano conoscere il mio "segreto senza segreti" andò progressivamente aumentando, fino a trasformarsi in una piccola moltitudine. Pensate», soggiunge dopo una pausa Agesilao Greco, «in questi ultimi tempi, mi hanno persino scritto degli sconosciuti dall'America, dall'Australia, dal Giappone...».

MAGEGGIA LA CLAVA COME CINQUANT'A ANNI FA
PRIMA di proseguire sul tema della sua «eterna giovinezza», Agesilao Greco ad ogni modo ci tiene a fare una precisazione. «Non è vero», dice «che ho compiuto novant'anni, come ha scritto qualche giornale. Sono nato À Caltagirone, la stessa città di don Sturzo e del presidente Scelba, il 17 gennaio del 1866. Il conto è semplice: ho compiuto 89 anni e sto vi-vendo ora i primi giorni del mio novantesimo anno di vita. Non ho iniziato, quindi, il decennio che conduce al secolo...». Strizzando gli occhi e accompagnando le parole con un sorriso malizio-so, il maestro soggiunge: «Chissà cosa potrò dire ai giornalisti tra dieci anni... Ma penso che le cose non saranno, per me, troppo diverse da oggi. Ora, infatti, mi sento esattamente come vent'anni fa. E, vent'anni fa, ero nelle stesse condizioni fisiche di quando avevo cinquant'anni. Sempre eccellenti». Quasi per dare una dimostrazione pratica della sua forza, Agesilao Greco prese da un angolo dello studio due manopole munite di robustissime molle d'acciaio. Continuando il di-scorso e, senza dare la sensazione del minimo sforzo, le chiuse completamente un paio di volte. Accennò, poi, un piega-mento sulle gambe e passò nel salone d'armi o dei trofei. Diede uno sguardo intorno, senza preoccuparsi di nascondere l'orgoglio. Nel presentare i cimeli della sua lunghissima carriera d'arte (Agesilao Greco non si considera un atleta, bensì un «artista»), era evidentemente imbarazzato nella scelta. Prese una enorme, pesantissima spada con la lama cesellata e l'impugnatura finemente intarsiata in oro ed argento. L'agitò nell'aria come fosse stato un bastoncino di bambù. «E un dono che mi fece il governo argentino nel 1910, quando conclusi i miei corsi di scherma per gli ufficiali di quella repubblica», disse. «Ogni arma, ogni medaglia, ogni trofeo di questo salone ha una storia. In fondo, su queste pareti, è rappresentata tutta la mia vita...». Andò a rileggersi compiaciuto alcuni auto-grafi di Gabriele d'Annunzio, poi afferrò una clava di legno durissimo. «Sentitene il peso», disse. «Non l'ho mai messa sulla bilancia, ma quelli che non hanno confidenza con essa sostengono che pesi alcune decine di chili... A me sembra leggerissima...». Tese il braccio, la fece roteare velocissima. L'impugnò, poi, con l'altra mano e ripeté l'esercizio. «Tutto gioco di polsi», precisò. «La saldezza del polso è un elemento fondamentale per un campione».

TRE MELE E TRE BICCHIERE D'ACQUA NIENTE FUMO, NIENTE VINO
Sempre giocherellando con la clava, soggiunse che anche quella faceva parte del suo segreto di «eterna giovinezza». L'aveva sostituita qualche decennio fa ad uno strumento analogo, ma di legno meno pregiato. Soffermandosi dinanzi ad un suo ritratto di quando aveva venticinque anni, Agesilao Greco tornò a par-lare degli elementi che avevano concorso a mantenere sempre integre le sue forze e la sua vitalità. All'età di diciassette o diciotto anni, vale a dire oltre settant'anni fa, lo schermidore si impose un regime di vita severissimo. «Per quel che io sappia», afferma il maestro, «nessun altro campione ha saputo sopportare tanto a lungo una regola come la mia». La giornata di Agesilao Greco fu ed è tuttora divisa in tre parti uguali: otto ore precise di sonno (con una tolleranza in più o in meno che non ha mai oltrepassato i dieci o i quindici minuti); otto ore di studio e di esercizio schermistico; otto ore per tutte le altre attività, compresi i trenta minuti di ginnastica al mattino e i trenta minuti di ginnastica serale. Anche con le temperature più rigide, Agesilao Greco, appena alzato, ha sempre spalancato le finestre della sua stanza che dà su piazza Cavour. Gli esercizi, compiuti a torso nudo, sono sempre stati gli stessi: ginnastica respiratoria, flessioni, piegamenti, torsioni, per i primi quindici minuti. Nei successivi, manopole, clava, tiranti ad elastico, salto alla corda. «Almeno secondo la mia esperienza», sostiene il maestro, «per mantenere il corpo agile e sveglio è soprattutto necessario sudare. Provate a fare al mattino, a torso nudo anche con qualche grado sotto zero, la mia ginnastica. Suderete come se ci fosse il solleone, nonostante il freddo». Nella regola igienica del campione, la parola d'ordine è innanzi tutto questa: «sudare, sudare, e sudare ancora». Appena alzati, durante il giorno, prima di andarsene a letto, per cacciar via i cattivi umori dal corpo; alternando, naturalmente, ad ogni sudata, una doccia a temperatura ambiente.»

Quanto alla dieta, Agesilao Greco, pur non muovendo critiche alle moderne teorie, è sempre rimasto fedelissimo al principio di tenere lo stomaco «in perenne castigo». «Ho sempre mangiato di tut-to», dice, «ma poco di ogni cosa. Posso dire di non essermi mai alzato da tavola sazio. Sempre per esperienza personale, sostengo che tre mele e tre bicchieri di acqua sono più che sufficienti per man-tenere la piena elasticità e lucidità di mente e di corpo; soprattutto quando si sono varcati i cinquant'anni. Ma non è necessario giungere a questi eccessi. Basta che, al momento di andarsene a letto, si abbia ancora fame. Le diete dissociate, i consigli di Hauser, le tabelle per mantenere la linea saranno validissime, non discuto; ma possono servire per le signore, non per gli atleti...». L'unico punto sul quale, secondo lo schermidore, non dovrebbero essere ammesse né tollerate eccezioni è quello relativo al fumo. Agesilao Greco dice di aver provato una sola volta in vita sua, quando era ragazzo, a fumare una sigaretta. Ne riportò una sensazione spiacevole che lo fece divenire, di colpo, nemico giurato del tabacco. «Sono felice che sia andata a quel modo», dice ora, «poiché l'esperienza altrui m'insegna che il fumo, più dell'alcool, porta inevitabilmente al decadimento del fisico, anche il più brillante».

Parlando delle sue regole di vita, il maestro ricorda spesso i consigli materni. «Sono arrivato a questa età, nelle condizioni in cui mi vedete», dice «perché ho tenuto nella debita considerazione i vecchi adagi che mia madre non si stancava mai di ripetermi. Insisteva soprattutto, ricordo, sul famoso proverbio "Bacco, tabacco e Venere, riducono l'uomo in cenere". Una grande verità che nella vita, va evidentemente applicata con equilibrio e senso delle proporzioni. Niente tabacco, d'accordo; pochissimo o, meglio, niente Bacco. Quanto a Venere, be', il discorso diventa diverso. Mia madre mi diceva anche: "Se vuoi riuscire nella vita, fuggi quando una donna ti accarezza". Ma come si fa a fuggire sempre? Forse, il segreto è quello di fuggire di tanto in tanto, soprattutto al momento opportuno...». Parlando di donne, Agesilao Greco sorride con aria maliziosa. Guarda più volte i suoi ritratti giovanili, fatti al tempo in cui aveva un paio di baffi spettacolosi e appariva uno spadaccino alla Salgari. «Mi sono sempre guardato dalle donne», dice, «ma non posso tacere che avevo un grande successo... Erano altri tempi, del resto. La cavalleria aveva ben altro significato. E le donne, si capisce, non restavano insensibili dinanzi ai grandi schermidori».

E Agesilao Greco, questo non è lui a dirlo ma la storia schermistica degli ultimi settant'anni, fu «grande» fin dall'inizio della sua carriera. Il maestro lasciò Caltagirone a sedici anni, nel 1882. Si presentò a Roma alla scuola magistrale d'armi dell'esercito e chiese l'arruolamento volontario. Aveva un fisico eccezionale e fu accolto come una speranza. Non deluse i primi insegnanti; anzi, nel giro d'un paio d'anni fu alla loro altezza e finì, poi, col superarli tutti. A ventun anni, quando aveva raggiunto il grado di sergente, il maestro Masaniello Parise lo definì «la migliore lama italiana». Agesilao Greco non conobbe sconfitte. Nel 1888 sconfisse Carlo Pessina, lo spadaccino più temibile d'allora, e tenne fronte, in uno scontro conclusosi senza vinti né vincitori, all'imbattibile Eugenio Pini. Di quest'ultimo, tuttavia, oscurò la fama, battendo, uno dietro l'altro, i campioni Luigi Mérignac, Rouleau, Prévost, e sconfiggendo, nel 1883, negli Stati Uniti, tutti i campioni civili e militari americani. Con Eugenio Pini, concluse la partita in modo drammatico il 14 marzo del 1894 ad Albano. Dopo il primo incontro, tra Agesilao Greco e «l'imbattibile» si determinò un rancore forse ingiustificato, ma violentissimo. Per anni ed anni, ì due si scambiarono continue punzecchiature, finché si trovarono di fronte in un duello alla pistola. Le condizioni dello scontro erano gravi. Ciascuno dei due campioni avrebbe esploso tre colpi di pistola contro l'altro, alla distanza di ventitré metri. Se la sparatoria avesse avuto esito incruento, avrebbero impugnato le spade. La formula era: «all'ultimo sangue». Le pistolettate andarono a vuoto (una pallottola forò un polsino di Greco); si passò allora all'arma bianca. Dopo diciotto minuti, una mano di Eugenio Pini fu trapassata da una «stoccata» precisa e tremenda del giovane siciliano. I due si riconciliarono, ma Pini s'acquetò soltanto dopo essere stato sconfitto per altre tre volte consecutive, nel 1895, a Napoli, a Livorno e a Roma.

IN ARGENTINA EBBE QUARANTA FIDANZATE
Le vittorie riportate in tutta Europa valsero allo «spadaccino di Caltagirone» inviti dalle scuole d'ogni parte del mondo. Per dieci anni, dal 1898 al 1907, insegnò scherma alla scuola superiore di guerra di Buenos Aires. Di tanto in tanto, nonostante il gravoso incarico assunto, partecipava ai più importanti tornei internazionali, sgominando letteralmente tutti gli avversari. In Argentina, nonostante i consigli della madre, Agesilao Greco ebbe circa quaranta fidanzate. «Ogni volta, con ciascuna di loro», dice. «fui sul punto di sposarmi. Ma, all'ultimo momento, riuscii sempre a ricordare il ritornello materno». La serie delle fughe, tuttavia, si concluse, com'era inevitabile, con un matrimonio: sulla soglia dei quarant'anni Agesilao Greco sposò l'uruguaiana Valentina Diaz de Castilla, «la più bella tra le bellissime donne» che avevano attraversato la sua strada.

I «colpi» o «botte» segrete di Agesilao Greco fecero furore agli inizi di questo secolo. Tra i più noti, ce ne era uno, infallibile per colpire agli «avancorpi», rendendo meno pericoloso il duello, e un altro che pochi schermidori seppero uguagliare, che consentiva di disarmare l'avversario facendone cadere l'arma in un punto prestabilito. Fuori dell'ambiente tecnico, Greco si rese notissimo per l'abilità nel duellare con un sottilissimo frustino di bambù. Con due o tre colpi del suo bastoncino, il campione toglieva di mano a chi gli era di fronte bastoni robusti, coltelli e qualsiasi altro strumento d'offesa. Una volta, nei pressi del caffè Aragno, mentre discuteva con un «vetturino» di Trastevere, Greco fu aggredito con l'enorme bastone che serve a tenere l'ombrello sulla carrozza. Molti clienti di Aragno assistettero alla scena. Il maestro spinto verso il muro dal trasteverino, era in una condizione difficilissima.

TRE QUARTI DI COMBATTIMENTO SULL'APPIA ANTICA
Ma il suo bambù vibrò velocemente nell'aria e il «vetturino», lasciata cadere la sua occasionale arma, si piegò in due e restò immobile a terra. All'ospedale gli riscontrarono la frattura di due o tre costole. Dicevano in quel tempo a Roma che era pericoloso anche respirare l'aria accanto ad Agesilao Greco. Una battuta del genere, del resto, fu causa del secondo duello del maestro siciliano. La vertenza di Greco fu col maestro d'armi Raffaele Murdaci e lo scontro si svolse in una villa sull'Appia Antica. Dopo quaranta minuti di combattimento, Murdaci fu toccato dalla «botta segreta» del suo avversario. La ferita da lui riportata all'avambraccio fu giudicata «grave» dal medico presente e lo scontro ebbe termine. Il terzo ed ultimo duello della sua vita, Greco lo ebbe nel 1920, a cinquanta-cinque annì suonati. Considerati offensivi alcuni apprezzanlenti sulla sua scherma fatti su un giornale di Napoli dallo spadaccino e scrittore Giuseppe Turco, il maestro chiese una riparazione con le armi. Il combattimento ebbe luogo sulla via Nomentana, all'alba. Giuseppe Turco fu ferito all'avambraccio al secondo assalto. La riconciliazione fra i due contendenti prese un tono addirittura festoso. Agesilao Greco, commosso dalle feste del giornalista, finì con regalargli le spade che erano servite al duello. Qualche anno dopo, però, ritrovò quelle stesse armi incrociate sulla parete d'un salotto patrizio e seppe che Giuseppe Turco se le era vendute subito dopo lo scontro per un prezzo d'affezione.

Ma, accennando al suo passato, Agesilao Greco dice che non gli piace di ricordare i suoi duelli, «cose futili, mondane». Passeggia a lungo dinanzi alle teche piene di medaglie, coppe, autografi. «Il mio vero passato, il mio presente, sono qui», dice. E rinnova l'impegno di allestire presso il circolo delle Forze armate, dove dirige la scuola d'armi, il museo c Agesilao Greco», per il quale il ministero della Difesa ha già messo a disposizione alcune sale. «Lo farò senz'altro», soggiunge. «Soltanto ci vuol tempo per riordinare, integrare, catalogare tutto». Cinque anni fa, sempre parlando del museo, fece questa dichiarazione: «Lo realizzerò nei prossimi quindici anni». Al momento di compiere il suo ottantanovesimo compleanno, ha modificato leggermente i termini della promessa. «Tra quindici, vent'anni al massimo, sarà un fatto compiuto... C'è tempo, del resto», esclama sorridendo ed agitando ancora una volta la clava, «ho solo novant'anni!».

Renzo Trionfera

Owner / Custodian

Loaned for digitization by Benjamin Bowles

Digitization Record

Digitized by Benjamin Bowles ; Cataloged by Benjamin Bowles

Collection

Citation

Renzo Trionfera, “Newspaper Interview with Agesilao Greco,” Fencing Arms & Artifacts, accessed September 19, 2021, https://fencingexhibit.com/items/show/146.

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